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Canneto sull’Oglio tra storia, arte e ambiente.
Posto sulla riva sinistra dell’Oglio,
Canneto deriva il proprio nome dalla ricca vegetazione di
canne palustri che un tempo ricoprivano il territorio verso
il fiume.
Conserva edifici religiosi e civili di notevole interesse
storico-artistico, a testimonianza dell’importanza
e della ricchezza che Canneto ha avuto nei secoli, terra
di confine tra i domini dei Gonzaga e della Serenissima.
L’economia del paese è stata caratterizzata
da due principali settori produttivi: il vivaio e l’industria
del giocattolo.
La tradizione vivaistica ha radici profonde nella storia
economica e sociale del paese: fin dal XVIII secolo Canneto
era conosciuto per la produzione di gelsi da trapianto. A
partire dalla metà dell’800 le colture si sono
diversificate ed i gelsi sono stati sostituiti da altre specie
e varietà di piante. Oggi, i produttori locali esportano
le loro piante in tutta l’Europa e sul territorio operano
decine di aziende, d’ogni dimensione.
Parallelamente allo sviluppo del vivaismo, nasce a Canneto,
intorno al 1880, la prima industria italiana di bambole,
la Furga, fondata da Luigi Furga Gornini.
Accanto alla grande industria “madre” nacquero
numerose altre fabbriche, di bambole e giocattoli, facendo
di Canneto, dall’immediato dopoguerra ai primi anni ‘70,
uno dei distretti industriali più importanti del settore
a livello europeo. Ma la crisi della bambola tradizionale
e gli elevati costi di produzione hanno decimato il numero
degli addetti ed imposto dolorose diversificazioni, tanto
che oggi solo due aziende continuano nella tradizionale produzione
di giocattoli.
Proprio a queste due peculiari attività sono idealmente
collegate le principali raccolte che costituiscono il Museo
Civico di Canneto sull'Oglio: la Collezione del giocattolo
Giulio Superti Furga e l’EcoMuseo Oglio-Chiese.
La Collezione del giocattolo Giulio Superti Furga espone
centinaia di bambole e giocattoli d’ogni epoca e materiale,
in gran parte di produzione cannetese. Vi sono conservati
esemplari realizzati in molti dei materiali peculiari della
produzione di giocattoli: legno, biscuit, feltro, cartapesta,
celluloide, stoffa, colaggio, latta, polistirolo, sino al
moderno vinile. Non solo bambole - dalle ricche pupe in biscuit
ai più semplici bambolotti in cartapesta - vi sono
esposte, ma giocattoli d’ogni sorta: costruzioni, strumenti
musicali, piccoli mobili, servizi di piatti e vasellame in
ceramica, automobili, puzzle, cavalli a dondolo, con decine
di esemplari in legno, cartapesta e plastica, il tutto corredato
da fotografie d’epoca dei reparti di produzione delle
industrie locali, prototipi, stampi, modelli in gesso.
L’Eco Museo Oglio-Chiese, d’indirizzo naturalistico, è dedicata
al territorio, alla sua storia, alla sua cultura, alle genti
che in passato, su questa terra compresa tra i due fiumi,
hanno saputo sopravvivere, crescere, prosperare. Fra le diverse
raccolte troviamo fossili e depositi geologici, conchiglie
e scheletri di animali ormai estinti, interessanti reperti
archeologici, ed una serie infinita di materiali ed attrezzi
della civiltà contadina ed delle tradizioni folcloristiche
locali: i lavori legati al fiume, la filatura, la tessitura,
i lavori di casa, le feste religiose, sino ad una simpatica
raccolta di giocattoli “poveri”, costruiti in
casa con materiali di recupero, tipici della tradizione ludica
popolare. Di particolare interesse risultano le sezioni dedicate
alla flora e alla fauna, con scenografici e suggestivi diorami
e la sala dedicata alla tradizione vivaistica locale.
Il Museo ospita inoltre il Centro Visite del Parco
Oglio Sud - con pannelli sulla flora e la fauna del territorio
e percorsi sonori dedicati ai ragazzi – a conferma
della sua vocazione naturalistica ed ambientale.
Allestito nell’imponente edificio di fine ‘800,
in mattoni a vista, che domina piazza Gramsci - costruito
per ospitarvi le scuole del paese – il Museo Civico
raccoglie inoltre la Donazione Bellani - con sculture a soggetto
naturalistico, realizzate in legno e plastilina da Mario
Bellani, detto il Soresinese – e la Collezione
Mortara,
una raccolta di dipinti donata all’Ospedale Civile
di Canneto sull'Oglio da Pietro Mortara (Canneto sull'Oglio
1872-Cantù 1946). Pietro Mortara, cannetese d’origine,
emigrò a Milano verso la fine del secolo scorso, dove
ebbe discreta fortuna come imprenditore e visse a contatto
con gli ambienti artistici milanesi, raccogliendo nella sua
abitazione numerose opere d’arte che donò al
suo paese natale. La racconta Mortara offre al visitatore
una vasta panoramica dell’arte post-impressionista.
Si possono ammirare opere di Bernasconi, Previati, tranquillo
Cremona, Bassoli, Conconi, Longoni, Selvatico, Tosi, Pasinetti
e molti altri.
Canneto è ricco di altri interessanti monumenti,
sia religiosi che civili.
La Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio Abate, antica
Collegiata, è stata costruita verso la fine del XIV
secolo. Intorno alla metà del XV secolo diventa Parrocchiale,
ricevendo le prerogative dell’antica pieve campestre
di Santa Maria in Bizzolano, prima e originaria chiesa del
borgo, troppo distante ormai dal nuovo centro abitato per
poter servire in modo adeguato la comunità cannetese.
L’originaria struttura architettonica, resa irriconoscibile
dalle aggiunte settecentesche, consiste in un’aula
con presbiterio a base quadrata.
La facciata esterna, in pietra a vista, è abbellita
da un rosone e da una loggetta in cotto, composta da 21 nicchie
ad arco trilobato. Conserva nel suo interno un patrimonio
artistico di qualità: di notevole interesse è il
gruppo ligneo del Sepolcro, formato da otto statue a grandezza
quasi naturale, rappresentanti il Cristo morto ed i dolenti.
Il Sepolcro è attribuito allo scultore Clemente Zamara,
attivo a Canneto agli inizi del XVI secolo. Altre importanti
opere sono l’ancona lignea cinquecentesca posta sul
fondo absidale, un crocefisso altomediovale, gli affreschi
trecenteschi della cappella campanaria, la serie di affreschi
del XV e XVI secolo, posti sulla controfacciata ed i diversi
altari lignei di pregevole intaglio.
Troviamo poi la Chiesa della Madonna del Carmine, eretta
intorno alla prima metà del XVII secolo per servire
l’attiguo Convento dei Padri Carmelitani, i cui edifici
prospettano ancora su via Garibaldi e piazza Gramsci. La
Chiesa, opera dell’Architetto Ambrosini, conserva all’interno
due interessanti cappelle con stucchi e dipinti di pregevole
fattura, risalenti al XVII e XVIII secolo.
Degna di nota è poi la Chiesa di Santa Croce, detta
dei Morti, eretta verso la fine del XVII secolo per onorare
la memoria delle anime di qualche particolare pestilenza
o evento bellico. Nell’interno, poco illuminato, le
pareti sono ricoperte da lapidi, quadretti e fotografie in
ricordo dei defunti delle famiglie cannetesi. L’uso
di erigere chiese per il suffragio delle anime del purgatorio
fu molto comune nel Settecento nell’intera diocesi
di Brescia, alla quale Canneto apparteneva. La particolarità della
chiesa sta nella privatizzazione del culto dei morti, iniziata
nell’Ottocento, da parte della popolazione del paese.
Fuori dal centro abitato sono da segnalare altri due interessanti
edifici religiosi: la Chiesa della Pieve e la piccola Chiesa
di San Michele, in località Medulfe.
La Chiesa della Pieve, eretta nel XVI secolo su una precedente
chiesa già segnalata nel X secolo, custodisce una
serie di dipinti di discreta fattura con richiami alla scuola
veneta. Da notare l’altare rococò in legno intagliato.
Vicino allo stipite d’ingresso, sull’esterno
della chiesa, sono murati alcuni reperti in marmo di un sarcofago
romano.
La Chiesa delle Medulfe, edificata nell’XI secolo -
ora proprietà privata e non più attivata dal
dopoguerra - sorge su un insediamento longobardo. All’interno,
nel catino absidale, sono visibili tracce di affreschi trecenteschi.
In località Bizzolano, invece, sorge la Chiesa
di San Giorgio, del XVIII secolo, che conserva un pregevole
tempietto in legno intagliato, mentre la frazione di Carzaghetto è dominata
dalla Chiesa di San Michele Arcangelo. Posta in posizione
sopraelevata, su di un dosso non distante dal fiume Oglio,
la Chiesa risale al XVI secolo e conserva una pala d’altare,
di discreta fattura, raffigurante il Santo patrono della
chiesa.
Fra i monumenti civili, troviamo la Torre Civica, ultimo
segno rimasto dell’antico castello gonzaghesco. Il
castello era diviso in tre parti: il borgo fortificato, con
il Palazzo Pretorio - ora andato distrutto - e la Chiesa
di Sant’Antonio Abate, circondato da numerose abitazioni;
la Rocca, ove alloggiava la guarnigione militare; il Revellino,
avamposto situato sull’opposta sponda del fiume Oglio.
La Torre Civica rivestiva e riveste tuttora il ruolo di torre
passante. Sopra il volto di ingresso è collocata una
statua seicentesca dell’Assunta, probabile ex-voto
dopo qualche pestilenza o calamità naturale.
Accanto alla Torre sorge il Palazzo Municipale, edificato
dall’Architetto Giovanbattista Vergani nel primo ‘800,
con l’antico Monte di Pietà, che conserva tracce
di affreschi del XV secolo.
Importante poi è il Teatro Comunale Mauro
Pagano,
edificato nel 1826 dall’architetto Giovanbattista Vergani.
In sobrie linee neoclassiche, il Teatro presenta un interno
interamente decorato, sviluppato su tre ordini di palchi,
con platea a ferro di cavallo. La facciata presenta mezze
colonne in stile tuscanico, alternate ai portali d’ingresso,
che sorreggono l’architrave celebrativa in marmo, sulla
quale è riportata la dedica: AERE-SOCIALI-ANNO-MDCCCXXVI.
Il territorio cannetese è caratterizzato dalla presenza
di numerosi vivai - la cui visita è consigliata nella
stagione autunnale, quando una vasta gamma di colori tinge
il fogliame di milioni di piante, offrendo uno spettacolo
unico - e dal corso dei fiumi Oglio e Chiese, che in alcuni
punti formano un paesaggio di notevole interesse ambientale,
adatto per passeggiate ecologiche in bicicletta o a cavallo.
Lungo gli argini del fiume sono state approntate piccole
piazzole di sosta, con tabelloni informativi che illustrano
le caratteristiche naturali, faunistiche e agricole dei diversi
luoghi che si stanno attraversando.
Fra gli itinerari possibili, da realizzare in bicicletta
o a cavallo, segnaliamo due diversi percorsi: il percorso
Canneto-Isola Dovarese-Canneto, di 17 km, che attraversa
le località di Gerra Gavazzi e Carzaghetto, raggiunge
il comune di Isola Dovarese, in provincia di Cremona e, sulla
sponda cremonese dell’Oglio, tocca Carzago - grosso
cascinale la cui struttura centrale risale al XVII secolo – e
la piccola frazione di Castelfranco ed il percorso
Canneto-San Paolo-Ponte di Calvatone-Foce Chiese-Bizzolano-Canneto, anch’esso
di circa 17 km.
Il fiume Oglio è transitabile anche in canoa, da Isola
Dovarese a Calvatone (15 km.): ancora sconosciuto al grande
pubblico, l’Oglio rivela aspetti di notevole interesse
con la sua varietà di ambienti, con i suoi isolotti
ricchi di vegetazione ripariale e di avifauna.
Una zona umida degna di particolare nota, posta fra le località di
Runate e Carzaghetto, è quella di Gerra Gavazzi. Lascito
del ‘700 al Comune di Canneto sull'Oglio, essa veniva
sfruttata dal punto di vista faunistico e ambientale – proprio
per lascito testamentario - dalle famiglie più povere
del paese alle quali il Comune metteva a disposizione la
zona.
Gerra Gavazzi ha forma di ferro di cavallo ed è lambita,
ad est, da campi coltivati in modo intensivo - molto più alti
rispetto ad essa - mentre, verso l’Oglio, è delimitata
da una parte di argine e da una parte di pioppeto.
Gerra Gavazzi costituisce, nel territorio di Canneto sull'Oglio,
uno dei pochi esempi di zona umida rimasta parzialmente intatta
e le sue caratteristiche ambientali - comprese le aree circostanti
- hanno una notevole potenzialità di sviluppo.
Essa è caratterizzata da tre ambienti vegetativi -
diversi ed intersecati fra loro - che si contraddistinguono
anche per la particolare conformazione del terreno: il canneto,
la zona boschiva, l’argine dell’Oglio. Il canneto riceve acqua da infiltrazioni del terreno e da risorgive.
Qui la vegetazione è composta principalmente dalla
cannuccia di palude (Phragmites australis), dalle carici
(Carex elata), dalla mazzasorda (Typha latifolia), dal giunco
(Juncus) e da erbacee di sicuro interesse come la felce aquilina,
l’iris giallo palustre, il nannufero, il mughetto e
la ninfea alba.
La zona boschiva è sicuramente la parte più importante
della Gerra Gavazzi. Essa è composta da diverse qualità di
piante di grandi dimensione ed altezza, come l’ontano
nero (Alnus Glutinos) - che è sparso in tutta la zona
e forma un bellissimo boschetto, con esemplari di notevole
diametro ed altezza, tenendo naturalmente presente la lenta
crescita di questa pianta - il rovere (Quercus Robur) - con
esemplari di grandi dimensioni è disseminato in tutta
l’area - il gattice (Populus Alba) - anch’esso
di notevoli proporzioni e, come tutte le precedenti specie,
con grande e ben formata chioma. Il salice bianco (Salix
Alba), il pioppo (Populus Canescens) e il platano completano
la zona boschiva.
Fra le specie arbustive, in forme di notevole estensione
e spettacolarità, troviamo il salice caprea (Salix
caprea), il cornus (Cornus sanguigna), il sambuco, il salicone,
mentre in dimensioni e quantità inferiori sono da
registrare il ligustro vulgaris ed il biancospino (Crataegus).
Il sottobosco è caratterizzato da alcuni rampicanti
tra i più diffusi: citiamo il luppolo (Humulus Lupulus),
le campanelle (Calistegia Spium) e gli onnipresenti rovi.
Tra i rampicanti si è inserito un pericolosissimo
infestante, che ha già fatto alcune vittime: la liana
(Sycios Angulata), che purtroppo si sta diffondendo ed ha
già provocato la morte di alcune piante.
La terza zona - che pur non essendo specificatamente interna
alla Gerra Gavazzi con essa confina - è l’argine
dell’Oglio. Sui suoi terrazzi, non coltivati, sono
presenti grandi quantità di erbacee di notevole interesse
storico, naturalistico, officinale che hanno contribuito
nel tempo a sfamare, curare e, perché no, ad addolcire
la vita degli abitanti di questa zona.
Elencando le più famose e conosciute, troviamo il
tarassaco, l’equiseto, il papavero, la piantagine,
il farinaccio, la malva, il tasso barbasso, l’aglio
orsino, la carota selvatica, l’angelica, la ballota,
l’ortica, la margherita, la senape, la borsa del pastore,
la valeriana, il lino, la camomilla, la viola, il trifoglio,
l’erba medica, la menta, la gramigna, il silene, eccetera.
Negli ambienti umidi della Gerra Gavazzi sono stati osservati
animali tipici della palude, come l’airone cinerino
(Ardea Cinerea), le gallinelle (Gallinula Chloropus) e i
germani (Anas Platyrhynchos), anche se essi, per riprodursi,
preferiscono gli isolotti adiacenti del fiume Oglio.
Nella zona paludosa sono stati comunque osservati esemplari
di merlo, picchio, pettirosso, scricciolo, martin pescatore,
crucione, cannaiola, poiana, albanella reale, cuculo, gazza,
corvo e passeracei vari, alcuni di essi stanziali, altri
di passo. Sugli alti pioppi, inoltre, si è stabilito
un folto nucleo di colombacci ed alcune tortore.
Fra gli animali del sottobosco, troviamo mammiferi quali
talpe, ricci e piccoli roditori. Rettili comuni sono ramarri,
lucertole, biscia d’acqua e la biscia dal collare.
Tra gli anfibi presenti, l’ormai rara rana di lataste,
che trova rifugio nella zona umida, oltre il rospo, la raganella
e la rana verde.
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